Continuo a sentire potenziali clienti che mi dicono “Si, facciamo social, ma mi sembra che ‘sti social non servano a niente”.

Come al solito, siamo in presenza di quella attività che noi chiamiamo “social riempitivo”, o meglio, “social inutile”.
Foto meravigliose, prese chissà dove, articoli scopiazzati qua e là, un canale social “che và”, non si come e dove, ma sembra andare.

Questa la ricetta:

  1. Si apra Facebook
  2. Si crei una pagina facebook riciclando la prima grafica aziendale che ci capita
  3. Si inizi a riempire la pagina con post di qualunque genere, purchè correlati all’attività aziendale
  4. Si metta qualche spiccio per promuovere un post, tanto per far vedere che funziona
  5. Si vada avanti per mesi, tenendo il canone mensile entro i 200 euro, tanto per mantenere bassa l’attenzione del cliente.
  6. Si faccia in modo che nessuno mai si chieda “ma sta funzionando?”

Questo è purtroppo lo scenario che incontriamo nella maggior parte dei nostri incontri. Questo è il modo di fare social che caratterizza molte aziende, anche importanti.

Noi riproporremmo la ricetta in questo modo:

  1. Si apra Facebook
  2. Si crei una grafica originale, proponendo il giusto mood all’azienda, cercando di comunicare visivamente qualcosa di gradevole e coinvolgente. Si cambi questa cover ad intervalli regolari, magari accompagnando i cicli commerciali dell’azienda (es. stagionalità di un prodotto)
  3. Si costringa il cliente a mettersi seduto ad un tavolino, e lo si costringa a farci capire cosa vuole dire, cosa può offrire, in che modo può catturare l’attenzione e quali sono gli argomenti di interesse.
    1. Si definisca una strategia e un piano editoriale
    2. Si preparino degli articoli originali da veicolare con una grafica originale e coinvolgente
    3. Si stimoli il cliente a creare promo e iniziative interessanti
  4. Si definisca un budget, ovviamente in funzione della velocità, della forza d’urto che si vuole ottenere e degli obiettivi condivisi con il cliente. Si distribuiscano quindi le risorse in modo appropriato su varie iniziative.
  5. Si vada avanti quanto possibile, facendo partecipe il cliente ma soprattutto facendo in modo che si renda conto della mole di lavoro che questa attività richiede
  6. Si leghi il proprio business al risultato, monitorando l’andamento delle attività e condividendo i risultati con il cliente.

Ci vuole tempo e conoscenza dell’argomento.

Noi crediamo che buttare 200 euro per un Facebook riempitivo serva a molto poco: le alternative ci sono, e non sono neanche così costose come si potrebbe pensare.

La differenza è la testa, la conoscenza, e la responsabilità nella condivisione di un risultato.

Tutto qui.